ANGEL - ICE
Angelo di ghiaccio

 

 


Tutte quelle storie sul dover mettere la testa a posto. Dover capire quale sia la propria vocazione. Da mesi è il loro argomento preferito.

Parlano di tutto e di più, assolutamente. Ma non comunicano mai.
Lei sta ad ascoltarli; ha deciso, con la peculiare forza auto-distruttiva che possiede, di osservare un religioso silenzio.

Jaden e compagnia, da un po’ di tempo, come automi, sintonizzano la frequenza su termini come “responsabilità” o locuzioni
quali “trovare la propria strada”…

Trovare la propria strada, trovare la sua strada…
Quella frase mi risuona nella testa, ha uno straordinario effetto atrofizzante.

Johan “ ma quale strada?! se inevece fossimo tutti delle piazze? ” ironizzo ridendo ad alta voce, cercando di cambiare discorso in quella conversazione
mentre seguo con gli occhi la sua figura di spalle che camminava verso la prigionia quotidiana.

Amata-odiata Duel Academy.

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Mi chiamo Johan Anderson, e sono un normalissimo studente come tanti altri
Sono arrivato in accademia circa 6 mesi fa, da li sono successe tante cose...

Ora mi trovo come ogni mattina, con la solita compagnia e il solito gruppo, a camminare per il corridoio della scuola
La mia attenzione è posta solo ed esclusivamente su di lei, quando qualcuno, alle sue spalle, pronuncia il suo nome.

Rei “ è da due ore che ti sto chiamando, perché non ti giri, Miss Mondo?”

E’ la voce schiamazzante di Rei, detta 'la zecca'.

“scusami ero assolta nei miei pensieri.” si giustifica lei.

stende lievemente le labbra in un piccolo sorriso e prosegue a testa alta verso la classe.

è considerata un 'Angelo di ghiaccio' ma ormai si è assuefatta a questo rito
non lascia manifestare qualsiasi forma di emozione. In conclusione, appare sempre come un Iceberg

Io penso che, in fondo, segreto è quello:
mostrare sempre una facciata perfetta, poco importa se dentro il palazzo si sta lentamente sbriciolando.
L'importante è cosa tu vuoi mostrare all'esterno

Una volta ha visto piangere una nostra compagna di classe, seduta nella sua stessa fila, vicino alla finestra.

Si chiama Missy, ma nessuno se ne ricorda.
A dire il vero, sembra che non si sia minimamente accorta della sua presenza.
Forse è così, o forse non le importava nulla

Alcuni professori, a 3 mesi di distanza dal arrivo di ,
associano con un certo sforzo il cognome sul registro di classe, della silenziosa figura, alla sua persona
che sembra quasi, esser venuta da chissà dove.

Le hanno anche chiesto, se sia d’origine straniera o cosa, ma ha risposto con impassabile sguardo interrogativo:

“E anche se lo fossi?”

prendendo tutti alla sprovvista, non tanto per la domanda, quanto per il fatto che avesse aperto bocca.

Tutte le mattine, quando entra in classe, si trova già seduta al proprio banco, con lo sguardo perso al di là del vetro.

Così decido di farmi avanti io!
Più mi avvicinavo a lei, più sentivo il ritmo del mio cuore accellerare...

Johan: “ Non mi risponderà. oppure, se lo farà, non saprà neanche di chi è la voce... non saprà neppure come mi chiamo ” penso mentre
mi avvicino a restando con lo sguardo basso e, con il passo sempre più lento

“ dimmi... ti serve qualcosa?!”

la voce di risuona alle mie orecchie come una dolce melodia..

Johan “Io..io..ss..sono..”

“Cosa? parla charamente..chi sei?”

Johan “So-sono, And....cioè..Jo..Johan Anderson”

“Ah..sei tu..”

Johan “Come sarebbe a dire “Ah, sei tu?!” Johan pronuncia così velocemente le parole che non capisce neanche lui cosa stia dicendo, immagina la
sua faccia fondersi in pochi istanti per la vergogna.

“nulla, Johan. ti stavo semplicemente pensando” il tono di è calmo e pacato, non tradisce alcuna emozione.

Johan “C-cosa? Credo di non sentire bene..scusami sono impazzito...”

mi stava pensando davvero, mi affretto a lanciare un’occhiata tutt’intorno, per assicurarmi che non ci siano oggetti volanti o strane creature
apparse dal nulla. E invece quello che sento, e che ha dello straordinario per le mie orecchie, è la risata lieve di .

. “Siamo tutti un po’ matti, Johan…”

Johan “Sì, hai ragione. sono felice che sai il mio nome..”

. “hai un nome molto bello. A me piace tanto. Hai bisogno di qualcosa?”

Johan “ah, no... di nulla.”- mi gratto la testa imbarazzato, poi mi ricordo di averla chiamata io,
ma non ho bugie da dirle sul momento, così opto per la sincerità

Johan “Volevo..solo sentire la tua voce...chiamare il mio nome”

“Sei molto dolce”

La flessione della voce di fa vibrare ogni centimetro del mio corpo, ho paura di sbagliarmi… ma io...

Johan “Ascolta..p-pensavo…così..che ne diresti di vederci..uno di qu..questi giorni? Magari dopo scuola..n..non so..”

Non riesco a credere di aver pronunciato quelle parole, non ho più alcuna certezza ormai, solo quella di non interrompere la conversazione, di
ascoltare in eterno la voce della ragazza che, per un istante appena, mi ha detto “sei molto dolce”.. non riesco a credere che questa sia la stessa persona
che vedo tutte le mattine

“Va bene..se vuoi anche oggi..”

Johan “o…oggi? Ora, vuoi dire? Davvero?”

è matematicamente certo che le leggi che governano il mondo siano state stravolte. forse il destino esiste davvero.

“Oggi. Ti offro qualcosa, ti va?”

Johan “Io..non saprei..” dissi con il viso rosso ed imbarazzato

Tutto ciò che desidero è lì, su un piatto d’argento, eppure la mia mente non riesce (o non vuole)
afferrarla. Ho il timore che non sia vero, e anche che lo sia.

“Johan, tutto questo è…assurdo..”

non vuole ammetterlo. Non vuole ammettere che, in realtà, sa benissimo che è vero, ed ha paura di esserne sedotta, sopraffatta....
tiene troppo alla sua immagine, l'immagine di un Angelo di ghiaccio, intoccabile ed irrangiungibile

Johan “Ti capisco. Ho paura anche io. Pensi che ti prenda in giro?”

“Forse..”

Johan: “Adesso devo andare... Immagino ti serva un po’ di tempo. E comunque, sempre se vuoi, sai dove sono e qual'è il mio banco..”

Mi si accorsi troppo tardi d’aver premuto il pulsante di chiusura proppo presto, mi sfugge un “merda..” a denti stretti…

E’ inutile richiamarla, il senso delle parole è fin troppo chiaro.
In un ultimo lampo di disperata speranza, vedo me stesso correre, afferrare la divisa e imboccare l’uscita, verso una strada buia e ignota, che
non so dove mi porterà.

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I colori intorno acquistano una vitalità mai percepita prima, la neve sotto il suo incedere sembra una passerella
di silenzio e di bellezza, la perfezione sarebbe poter lavar via tutto quel trucco che copre una felicità scalpitante...
ma la mente, non guidata dal cuore, hanno trascinato Johan verso una falsa 'via d'uscita' che non avrebbe mai
voluto invocare adesso.


THE END


Story by: Quistis langley